intervista

Parafarmacia News-novembre/dicembre 2018: Quando il lavoro è anche passione

La parafarmacia protagonista: Quando il lavoro è anche passione.

Protagonista di questo numero è la Parafarmacia Farmasan, a San Benedetto del Tronto, che grazie alla sua titolare, punta a divenire luogo di riferimento soprattutto per la nutraceutica. In quest’intervista Maria Francesca Laganà ci racconta la sua esperienza spiegando l’importanza di formazione e specializzazione.

Come è nata l’idea di aprire una parafarmacia? Ho intrapreso questa nuova avventura due anni fa, all’età di 41 anni. L’occasione è giunta quando una bella parafarmacia, progettata dall’architetto Passarella e dotata di laboratorio galenico e pratiche cassettiere, situata in posizione strategica (per gli acquisti estivi), veniva dismessa dalla precedente proprietaria. Mi sono innamorata della struttura, piccolina, sì, ma funzionale e graziosa. Inoltre, rilevare la parafarmacia è stata per me un’occasione di rivincita personale in quanto la farmacia comunale dove lavoravo, aveva appena chiuso. Così, nell’ottobre del 2016 ho inaugurato la mia parafarmacia, concepita per offrire un servizio completo ai clienti attraverso la collaborazione con professionisti di varie specializzazioni mediche e le mie linee galenica e nutraceutica di preparati e alimenti. Qual è stato il suo percorso di studi? Se vogliamo parlare di percorso vero e proprio allora dobbiamo andare su e giù per l’Italia con una parentesi in Germania. Ho studiato e mi sono formata ad Ascoli Piceno, a Bologna, a Berlino, a Milano e a Rimini per poi approdare a San Benedetto del Tronto. Il mio percorso di studi è ricco e complesso, tant’è che a oggi non lo considero completato (mi sono appena iscritta al corso di studi dell’Università di Camerino in Biologia della Nutrizione per conseguire la seconda laurea). Nata ad Ascoli Piceno e diplomata al Liceo Scientifico nel 1994 mi sono trasferita a Bologna iscrivendomi alla facoltà di Farmacia. Nel 1999, appena laureata in Farmacia a Bologna, non ho esitato a proseguire il mio percorso universitario vincendo il concorso e la relativa borsa di studio per il dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche, svolgendo gli ultimi sei mesi dei tre anni di Dottorato presso la Freie Universitaet di Berlino. Il prof. Stephan Hecht mi chiese di rimanere lì, mi avrebbe assegnato una borsa di studio e avrei avuto un buonissimo stipendio, ma non mi lasciai tentare. C’è stata un’esperienza di studio che ritiene particolarmente significativa? Perche?  Al mio rientro in Italia decisi di iscrivermi a un Master di secondo livello in Management Sanitario (MiMS) organizzato dalla SDA Bocconi di Milano. Un’esperienza unica e indescrivibile. Un’opportunità che ancora oggi mi vanto di aver avuto, grazie al supporto economico (perché in effetti questi Master oltre a essere sfibranti dal punto di vista dell’impegno e della presenza fisica in quanto full immersion e full time, sono anche molto costosi) dei miei genitori. Ho imparato a lavorare in gruppo, a guardare dall’alto le situazioni ed i problemi, a risolverli in fretta e furia, a lavorare la notte per presentare un progetto al mattino, a usare la conoscenza scientifica e la preparazione tecnica per allestire piani e progetti fantasiosi, ambiziosi e di successo. Ho imparato ad ascoltare gli altri, a valutare i loro punti di vista, cosa che non ero abituata a fare lavorando da sola in un laboratorio di chimica organica, ho imparato anche a ragionare sulla gestione e sul vero e proprio management, che quando sei immersa nella routine di un laboratorio ti sfuggono. Il Master si è concluso con lo stage presso l’Ufficio Comunicazione e Marketing della ASL di Modena, altra esperienza per me molto significativa, soprattutto per l’avanguardia rappresentata dall’Emilia nell’ambito della comunicazione con una ASL che diffondeva principi salutistici nel tentativo di ridurre l’incidenza di patologie croniche e letali. Come è avvenuto l’approdo da questa prima esperienza lavorativa alla farmacia? Ho iniziato dal gradino più basso fino a raggiungere le grandi soddisfazioni, lavorando come Clinical Specialist per colossi come J&J e St. Jude Medical: formavo la rete vendite e fornivo supporto ai medici in sala operatoria, assicuravo la loro formazione accompagnandoli all’ospedale di Utrecht ad Amsterdam e nel frattempo curavo la mia formazione aziendale studiando e allenandomi allo stabulario di Parigi. Questo ritmo frenetico e una grandissima delusione d’amore mi hanno spinto a cambiare vita, avvicinandomi a casa e iniziando a fare ciò per cui avevo studiato: la farmacista. La mia amica Fulvia, compagna di università, mi ospitò nella sua bellissima Farmacia di Strada Maggiore a Bologna e mi fece prendere confidenza con farmaci, ricette e parafarmaci. Grazie a lei poco dopo fui assunta da Paolo Savelli, titolare di due farmacie e una parafarmacia a Bellaria-Igea Marina (Rimini): la mia prima vera esperienza in farmacia. Parlavo, spiegavo e vendevo ai tedeschi in tedesco, schivai anche un tentato furto, prendendo il colpevole con le mani nel sacco, Paolo mi disse “brava” e, in quel momento, mi accorsi che quello del farmacista era un lavoro che mi si addiceva. Una volta tornata ad Ascoli, vinsi il concorso da Direttrice per una nuova Comunale Rurale di un comune limitrofo. Avevo in mano la gestione di un’intera e nuova farmacia senza avere colleghi e con tutte le limitazioni (soprattutto sull’orario di lavoro) tipici di una Comunale. Ero capace, di sicuro lo ero, ma non avevo esperienza. Ho imparato, da sola, sbagliando, e con l’aiuto del meraviglioso dottor Stramenga in primis ma anche con la collaborazione dei titolari delle altre farmacie afferenti allo stesso comune. La direzione della farmacia comunale ha portato a ulteriori sviluppi della mia professionalità. Dopo aver partecipato al master di secondo livello organizzato dal Prof Mignini dell’Università di Camerino iniziai con il laboratorio galenico. Successivamente ho partecipato al master di primo livello in Alimentazione e Nutrizione dello Sport (SANIS), della durata di due anni, perché sentivo il bisogno di vendere e consigliare integratori per lo sport in maniera più consapevole e mirata, e non a casaccio. Volevo capire bene la differenza tra proteine, aminoacidi ramificati e aminoacidi essenziali, perché scegliere l’uno piuttosto che l’altro e cosa aggiungere per il recupero nel post allenamento o nel pre-workout. Nel 2013 ho anche partecipato al Concorsone del Decreto Monti che oggi mi vede vincitrice in forma associata nella Regione Abruzzo, ma la vera svolta arriva quando il Comune decide di vendere la farmacia e, nel 2016, dopo essere stata la direttrice di quella farmacia per 9 anni, dopo averla avviata e gestita in società con il Comune stesso, non avendo la possibilità di comprare la farmacia, mi ritrovo improvvisamente disoccupata a 41 anni, con una figlia di 5 anni e un marito inoccupato. Quell’estate ho perso anche la casa in seguito agli eventi sismici che tutti conoscono. Decido di non perdermi d’animo e mi iscrivo al Master di secondo livello in Nutrizione, Nutraceutica e Dietetica applicata, organizzato dall’Università di Camerino, acquisto questa piccola bomboniera e trasferisco la mia famiglia a San Benedetto. Nella sua parafarmacia si occupa, fra le tante cose, anche di cibo funzionale. Ci spieghi come è arrivata a occuparsene. Per la mia parafarmacia ho, fin da subito, attuato diversi passi per la fidelizzazione dei clienti in special modo con prodotti a mio marchio, compresi i galenici, che con amore allestisco in laboratorio. All’interno della parafarmacia svolgo il tirocinio del master, con tesi sulla Nutrizione e sulla Nutraceutica viste come opportunità di consolidamento della professionalità del farmacista. Mi iscrivo all’AFEN, Associazione Farmacisti Esperti in Nutrizione e finalmente metto in atto un progetto che covavo da anni: la produzione di cibo funzionale. Sono solo all’inizio, in realtà. I prodotti infatti sono stati consegnati al Laboratorio Analisi Bucciarelli di Ascoli Piceno e, una volta ottenute le varie tabelle nutrizionali, riunirò le nutrizioniste della zona chiedendo loro un parere in modo da sviluppare ‘lo spuntino’ o ‘la colazione’ ideale. Ideale perché prodotto con materie prime locali e soprattutto perché privo di conservanti, coloranti ed emulsionanti o correttivi del sapore. L’obiettivo sarà raggiunto quando avrò in mano un qualcosa di buono, genuino e con un’azione specifica. Come ha arricchito la sua formazione? La formazione è alla base del mio essere farmacista. È continua e finalizzata ad accrescere la mia professionalità sempre nell’ottica della tutela della salute pubblica. Intendo per formazione sia i corsi di specializzazione, che i vari Master a cui ho partecipato, ma anche tutte le esperienze che hanno arricchito il mio essere farmacista, dal correre per l’AVIS promuovendo sani e corretti stili di vita e la donazione di sangue, all’insegnamento scolastico durante il quale ho investito tempo anche per l’educazione alimentare di cui purtroppo le scuole sono carenti. Dall’anno scorso sono Sponsor della Samb Volley e la mia premura più grande è quella di incontrare atleti e genitori per informare e formare sulla alimentazione e nutrizione dello sport e sull’uso cosciente degli integratori. Quale ritiene sia oggi il ruolo del farmacista, il senso della sua professione e quali i suoi obiettivi morali? Ritengo che oggi la figura del farmacista sia cambiata molto rispetto al classico modello del “dottore serio e con il camice abbottonato”, di poche parole e autoritario, che staticamente dall’aldiquà del bancone detta legge. Oggi c’è collaborazione sia con il cittadino-cliente-paziente che è consapevole e informato sul suo stato di salute e vuole opzioni perché vuole scegliere, vuole essere messo al centro del sistema, sia con i medici, siano specialisti o medici di medicina generale, sia con gli altri operatori sanitari. Sono equilibri delicatissimi che devono assolutamente essere calibrati e bilanciati affinché il sistema funzioni. Il farmacista oggi si aggiorna, si specializza, comunica, sponsorizza, si mette in prima fila e collabora. Promuove salute e benessere, sani e corretti stili di vita, è promotore dell’educazione alimentare nelle scuole, è il punto di riferimento territoriale. Come vede il futuro del farmacista titolare di parafarmacia? Sinceramente lo vedo roseo. Ripeto qui ciò che a gran voce dico alle mie colleghe di chat ‘Guerriere Combattenti’, che sono le titolari di Parafarmacia che lottano per avere riconoscimento sociale ma che spesso sono intimorite dalle pessime previsioni politiche che gravano sui nostri futuri. Siamo dei professionisti, siamo specializzati e abbiamo molto tempo rispetto ai farmacisti di farmacia che devono controllare ricette, gestire stupefacenti, turni diurni e notturni, devono limitare il tempo dedicato al cliente che ha invece bisogno di tempo per acquistare il parafarmaco. Noi abbiamo in mano una professione che possiamo sviluppare a 360 gradi, con consulenze, servizi e giornate dedicate. Abbiamo il laboratorio, la nutrizione, la nutraceutica, l’omeopatia e la fitoterapia. Tutto ciò fa parte di noi e non potranno mai togliercelo. Ed è la nostra forza. La sua parafarmacia è dotata di un laboratorio galenico, qual è, secondo lei, il valore aggiunto di una tale attività per il settore? Il valore aggiunto è immenso. Con un laboratorio puoi personalizzare la cura e quindi avere migliori risultati nella risoluzione di problematiche. Tinture madri, tisane, capsule, creme, spume, sciroppi, mieloliti….puoi sbizzarrirti e nel frattempo fidelizzare perché la tua etichetta con il tuo nome entra nelle case delle persone. Ed i margini danno finalmente giustizia alla nostra professionalità. Quale farmacista esperta di nutraceutica, ha deciso di attivare una linea di prodotti alimentari, ci spiega il perché? Ho una grande passione per la cucina, nel senso che per la mia famiglia e per amici sono capace di cucinare per ore e ore. È un antistress. È un momento di riflessione. Eseguo, creo e mi sento davvero appagata. Mia figlia tre anni fa all’asilo, in occasione della festa della mamma, mi ha ritratta in un disegno da plastificare per una tovaglietta mentre sfornavo pizze dal mio nuovo forno a legna. Per me è stata occasione di grande vanto. Temevo mi ritraesse dietro un bancone, con il camice e invece, ero lì, con le pizze, una vera mamma e donna di casa. Il laboratorio è la mia seconda passione e il mio professore di tecnica 2, Rodriguez, dell’Università di Bologna, continuava a spiegarci la galenica ‘come fa una brava massaia’, e aveva ragione, le due passioni sono sovrapponibili. Cucinare con prodotti semplici e genuini e aggiungendo vere e proprie materie prime nel tentativo di creare un prodotto sano, che aiuta il benessere fisico, che aiuta a perdere peso, a bilanciare lo spuntino, a sostituire prodotti commerciali ricchi di grassi idrogenati, conservanti ed altra robaccia, è un grande obiettivo, che ciascuno dovrebbe avere. Mangiamo una barretta o uno snack e dobbiamo avere l’accortezza di chiederci cosa stiamo mangiando, perché oggi il messaggio del Ministero della Salute e degli specialisti del settore è ‘noi siamo ciò che mangiamo’. Credo di essermi dilungata molto nelle risposte precedenti e di aver incluso anche questa risposta. Vorrei solo aggiungere un’affermazione del dottor D’Amore, presidente AFEN, in modo che sia da stimolo a tutti. “Gentilissima collega, complimenti, complimenti ed ancora complimenti. Credo che Lei sia l’esempio evidente di come oggi il farmacista debba trovare nuovi sbocchi professionali nel perimetro sempre più ampio delle professioni sanitarie, rimanendo ancorato ai bisogni del cittadino. Lo definirei una sorta di un “ritorno al futuro”, giacché alimenti e vini medicati erano presenti nelle antiche farmacopee. Complimenti anche per il modello che la sua parafarmacia vuole rappresentare, segno evidente e messaggio chiaro da inviare ai nostri colleghi titolari di parafarmacie. Più che di ulteriori liberalizzazioni abbiamo bisogno di maggiore libertà per esprimere le potenzialità che la nostra categoria professionale, spesso arroccata su modelli obsoleti, possiede. Credo che Lei abbia veramente colto il concetto di nutraceutica, dove la nutrizione sposa con gusto i principi della farmaceutica. Ad maiora!” Francesco M. D’Amore.

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